Pnrr, il primo Rapporto sulla valutazione dell’impatto delle riforme in materia di capitale umano pubblico

Sono stati presentati i risultati del primo Rapporto del comitato scientifico per la valutazione dell’impatto delle riforme in materia di capitale umano pubblico, presieduto da Sergio Fabbrini, professore di Scienza politica e relazioni internazionali alla Luiss, sullo stato di implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in Italia. Per approfondire: https://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/ministro/20-09-2022/Pnrr-primo-Rapporto-valutazione-riforme-pa

PNRR e Criminalità Organizzata: mitigazione dei rischi di infiltrazione nel Sistema Industriale Nazionale

Obiettivo primario del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR è contribuire fattivamente al superamento di debolezze strutturali dell’economia italiana e accompagnare il Paese nel percorso di transizione ecologica. Il PNRR rappresenta un’importante occasione di crescita per il Paese ma rischia purtroppo di diventare un altrettanto vasto bacino di attrazione per la criminalità organizzata. L’attuazione di una fattiva mitigazione dei rischi di infiltrazione mafiosa nel Sistema Industriale Nazionale, da sempre oggetto di azioni a largo raggio da parte delle autorità e delle istituzioni preposte, si rende pertanto ancora più necessaria a fronte degli ingenti investimenti previsti, richiedendo una forte azione sinergica dello Stato e degli operatori economici coinvolti.

Pnrr: check-list e report semestrali, arrivano linee guida

Check list, report sullo stato di avanzamento, dichiarazioni di gestione semestrali. Sono alcuni degli strumenti che le amministrazioni centrali titolari di misure del Pnrr dovranno adottare per le attività di controllo e rendicontazione sulle opere del Piano. Lo prevedono le Linee guida predisposte dalla Ragioneria di Stato e allegate ad una circolare inviata l’11 agosto. Uno strumento per aiutare le amministrazioni titolari di misure del Pnrr che, ricorda la circolare, sono chiamate ad adottare ogni iniziativa per “prevenire ed individuare frodi e i conflitti di interesse ed evitare il rischio di doppio finanziamento pubblico” (fonte ANSA).

La sfida del PNRR. La ricostruzione del welfare e le dinamiche della complessità

Si terrà a Bari, dall’1 al 3 settembre, la conferenza “La sfida del PNRR. La ricostruzione del welfare e le dinamiche della complessità”.

I primi venti anni del nuovo millennio sono stati segnati dal rincorrersi di crisi di natura diversa (finanziaria, del debito sovrano, pandemica, ambientale), ma che hanno in comune la loro natura  catastrofica. Sono cioè crisi che esplodono in maniera improvvisa o si manifestano attraverso eventi disastrosi e violenti e segnano profondamente le dinamiche sociali fino a metterne in discussione i fondamenti. Connesso all’idea di catastrofe è il concetto di ricostruzione: dopo un evento catastrofico è infatti necessario non solo ripristinare la situazione precedente, ma accrescere la capacità di fronteggiare nuove catastrofi.
Le crisi catastrofiche non solo hanno sconvolto anche i sistemi di welfare (si pensi all’impatto sulle strutture socio-sanitarie), ma hanno fato accrescere la consapevolezza che lo stesso welfare è un strumento necessario per la ricostruzione sociale. Ad essere sconvolti, però non sono stati soltanto i sistemi concreti, ma anche i modelli e le prospettive teoriche che erano emerse negli ultimi decenni. Paradossalmente, è necessario ricostruire, ma sembrano mancare dei modelli definiti di ricostruzione anche perché, grazie alle prospettive di studio presenti in discipline apparentemente lontane dalla riflessione sociale, come le neuroscienze o la fisica, è stata riattualizzata la tematica della complessità e si è accresciuta la consapevolezza che i sistemi sociali non possono avere un unico punto di equilibrio, ma che tale equilibrio va ricercato per prova ed errori anche attraverso processi di ibridazione.

Nel quadro dei processi di trasformazione delineati dal PNRR, il convegno intende focalizzarsi sui processi di ricostruzione del welfare mettendo a confronto sia prospettive teoriche diverse (anche dal punto di vista disciplinare) sia, soprattutto, le esperienze emergenti ai diversi livelli dell’organizzazione sociale per fronteggiare l’emergenza e accrescere le capacità istituzionali.

Di seguito il programma, con l’indicazione delle singole sessioni di lavoro: si segnala, in particolare, la sessione 29 durante la quale si parlerà anche del progetto LIBenter.


PNRR e territori, un dialogo difficile: il caso Trieste

Prosegue l’ attività di Cittadini Reattivi, nell’ambito dell’Osservatorio news PNRR con il progetto Libenter e il monitoraggio intorno all’impiego sui territori dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Articolo e post su Instagram sono a cura di Sophia Grew e Rossella Marvulli nostre tirocinanti del Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico”, Scuola Internazionale di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste.

I grandi investimenti del PNRR sono un’opportunità, ma senza un adeguato confronto con le comunità locali rischiano di condurre a progetti che non riflettono le esigenze della cittadinanza e dei territori.

Il 9 agosto Cittadini Reattivi era a Trieste per la conferenza stampa del Comitato #NoOvovia. Il Comitato ha ribadito la propria opposizione alla costruzione di una cabinovia a Trieste. Tale progetto riceverebbe i finanziamenti del PNRR e aumenterebbe i collegamenti in alcune zone della città, ma pone alcuni problemi di sostenibilità ambientale ed economica.

Il Comitato No Ovovia, dunque, oggi ha proposto un’alternativa: la costruzione di una rete tramviaria, integrata col trasporto pubblico locale e con le esistenti ferrovie.

Per approfondire: articolo sul sito di Cittadini Reattivi e approfondimento sulla pagina Instagram di Cittadini Reattivi.

Il presidio contro l’uso distorto delle risorse finanziarie del PNRR

di Nicoletta Parisi

Il sistema di controllo predisposto sull’esecuzione del PNRR non mette nel nulla i presidi istituzionali e giuridici previsti in generale dal nostro ordinamento, se mai interviene con qualche correttivo di cui qui si darà conto sinteticamente.  

Tutte le istituzioni nazionali operano già, in via generale, sulla base del principio di assimilazione, secondo il quale ogni Stato membro deve garantire alle risorse finanziarie dell’Unione una protezione pari a quella accordata alle proprie, adempiendo agli obblighi incombenti in virtù dell’adeguamento agli atti dell’Unione in materia, segnatamente la direttiva PIF e il regolamento istitutivo della Procura europea. 

La protezione delle risorse conferite ai PNRR nazionali non altera l’equilibrio nell’esercizio dei poteri europei e nazionali: il dispositivo europeo di ripresa e resilienza richiede, come noto, che gli Stati membri adottino tutte le misure necessarie alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione, dovendo dotarsi di un sistema efficace ed efficiente di controllo interno, anche recuperando gli importi erroneamente conferiti agli enti attuatori o utilizzati in modo non corretto.  

Il sistema di contrasto delle frodi, della corruzione, dell’uso distorto delle risorse finanziarie ha anzitutto una leva preventiva stabilita a partire dalla legge 190/2012, che si basa su un processo “a cascata”: a livello centrale è situata ANAC; a livello “locale – entro ogni singolo ente pubblico – vi è il Responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza (RPCT). Ad ANAC è assegnato un compito di regolazione, tramite quel fondamentale atto di indirizzo rappresentato dal PNA e altri atti a portata generale e ulteriori poteri di vigilanza e controllo – funzionali a garantire il corretto esercizio delle prerogative in materia da parte di ciascun ente pubblico – nonché di sanzione e di ordine, sostenuti da poteri ispettivi esercitabili (anche delegando la Guardia di finanza o l’Ispettorato per la funzione pubblica), mediante richiesta di informazioni, atti e documenti alla pubblica amministrazione. Ad ogni ente pubblico è richiesta l’adozione di un Piano triennale di prevenzione della corruzione e per la trasparenza (PTPCT) che recepisca gli indirizzi contenuti nel PNA. Nei Piani si deve tener conto di tutte le misure che l’ordinamento italiano contempla in materia di prevenzione delle condotte che possono minare l’integrità dell’ente: le modalità per la soluzione dei conflitti di interesse, le vie per assicurare la trasparenza amministrativa, gli strumenti per la protezione di chi segnala condotte irregolari o illeciti (o anche solo rischi che esse si radichino), le soluzioni per assicurare adesione sostanziale ai codici di comportamento. 

La leva repressiva resta affidata all’autorità giudiziaria penale: preesistenti (al PNRR) protocolli di collaborazione con la procura della Corte dei Conti e con l’Autorità Nazionale Anticorruzione assicurano la circolazione delle informazioni in funzione tanto di prevenzione che di repressione delle condotte di reato. 

 Quanto all’autorità giudiziaria amministrativa, qualcosa vi è da dire a proposito dell’intervento del legislatore sulle procedure amministrative a fini di evitare che il rispetto del principio secondo il quale ogni atto giuridico deve essere giustiziabile confligga con le esigenze di rapidità nella “messa a terra” delle misure del PNRR: i correttivi introdotti (dei quali si dirà) sembrano attuare un corretto bilanciamento fra i due valori in campo.  

Direzione Nazionale Antimafia, Unita di Informazionale Finanziaria per l’Italia (UIF), Corpo della guardia di finanza e Comitato nazionale per la lotta alle frodi comunitarie (COLAF) non vedono modificato il proprio ruolo centrale nel contrasto dei reati a contenuto economico.  

La Corte dei Conti viene confermata nel compito di istituzione deputata al controllo successivo sulla gestione delle risorse. La sua funzione viene  rafforzata, poiché si dispone che essa svolga valutazioni di economicità, efficienza ed efficacia circa l’acquisizione e l’impiego delle risorse finanziarie provenienti dai fondi di cui al PNRR, riferendo al Parlamento sullo stato di attuazione di esso almeno semestralmente.  E’ una funzione che si raccorda, all’insegna del principio di cooperazione, con quella ricoperta dalla Corte dei conti europea. La Corte ha già adempiuto a questo compito una prima volta, dando conto dello stato di avanzamento di investimenti e riforme, ivi comprese le criticità che l’esecuzione del Piano incontra. 

Di seguito è possibile consultare le relazioni della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del PNRR:

Il primo grande progetto del PNRR fermato dal TAR. E il Consiglio dei Ministri chiede un’accelerazione dei giudizi

https://www.ilpost.it/2022/07/05/progetto-bari-fermato-tribunale/

Come riporta l’articolo di Isaia Invernizzi su Il Post, il tribunale amministrativo della Puglia ha sospeso una delle autorizzazioni indispensabili per la realizzazione di una nuova importante ferrovia nella zona a Sud di Bari. Il “nodo ferroviario di Bari”, come viene chiamato il progetto, è stato finanziato con 391 milioni di euro, di cui 204 garantiti dal PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede scadenze molto rigorose per ottenere i soldi dall’Unione Europea. 

Proprio a distanza di qualche giorno, il Consiglio dei Ministri, come registra Borsa Italiana su lancio dell’agenzia Il Sole24 RadioCor Plus, ha approvato un decreto per  accelerare i giudizi amministrativi relativi ai progetti finanziati con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Intanto, tornando su Bari, i giudici hanno accolto il ricorso presentato da alcune associazioni ambientaliste e dal comune di Noicattaro, e hanno ordinato alla Regione e a RFI, la società che si occupa della gestione delle reti ferroviarie, di individuare entro il 10 ottobre «il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico». Intanto Regione Puglia presenterà un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento della decisione del TAR. 

Seguiremo la vicenda, ma non possiamo non ricordare che ogni progetto per essere finanziato, oltre che essere realizzato nei termini temporali stabiliti entro il 2026, deve rispettare il principio Do No Significant Harm (DNSH) che prevede che gli interventi programmati dai PNRR nazionali non arrechino nessun danno significativo all’ambiente. Come riporta il sito istituzionale Italia Domani, “questo principio è fondamentale per accedere ai finanziamenti del RRF”.