Annunciata l’apertura di un tavolo sul rispetto del riequilibrio di genere nel PNRR

Oggi, 23 giugno, nell’occasione dell’Assemblea del Movimento europeo internazionale tramite il Presidente del Movimento Europeo in Italia, Professor Virgilio Dastoli, LIBenter ha presentato una dichiarazione di intenti per proporre l’apertura di un tavolo di lavoro per il monitoraggio dei progetti di investimento contenuti nei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza dalla prospettiva del rispetto delle esigenze di riequilibrio di genere.
All’iniziativa sono associati Stati Generali delle Donne, Movimento Europeo in Italia, Studio legale LCA, CNA, Università Cattolica S.C, Università di Salerno. Questi enti stanno già attivamente lavorando congiuntamente  per la costruzione di indicatori di monitoraggio civico da applicare alle misure del PNRR italiano così da contribuire all’esecuzione di esso in modo corretto.

Di seguito è possibile consultare la dichiarazione di intenti.


Il Dipartimento di Ragioneria Generale dello Stato ha sviluppato il sistema informatico ReGiS per il monitoraggio del PNRR

Il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha sviluppato il sistema informatico ReGiS, rivolto alla rilevazione e diffusione dei dati di monitoraggio del PNRR, nonché a supportare gli adempimenti di rendicontazione e controllo previsti dalla normativa vigente.

In esecuzione infatti delle previsioni normative di cui all’art. 1, comma 1043 della legge 30 dicembre 2020 n. 178 (legge di bilancio per il 2021) e al DPCM adottato in data 15 settembre 2021, il sistema ReGiS rappresenta la modalità unica attraverso cui le Amministrazioni interessate a livello centrale e territoriale potranno adempiere agli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo delle misure e dei progetti finanziati dal PNRR.


Nella Circolare del 21 giugno 2022, n. 27, il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha emanato il Protocollo unico di colloquio PNRR vers. 1.0, che disciplina l’interoperabilità del sistema ReGiS con i sistemi informativi locali in uso presso le Amministrazioni centrali titolari, e le Linee Guida per il Monitoraggio del PNRR, con le quali si forniscono indicazioni operative sulle modalità di espletamento degli adempimenti di monitoraggio attraverso il sistema ReGiS.

Circolare RGS

La guerra non comporta la necessità di rivedere le linee strategiche del Piano

Il 31 maggio 2022, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha dato lettura delle Considerazioni finali in occasione della presentazione della Relazione annuale sul 2021. Con riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Governatore ha affermato che «Il Pnrr costituisce uno strumento decisivo» per «superare le debolezze che rallentano lo sviluppo per interrompere il ristagno della produttività, contrastare l’effetto delle tendenze demografiche sull’offerta di lavoro, ridurre il peso del debito pubblico». Ha poi aggiunto che «La crisi innescata dalla guerra in Ucraina – ha detto – non comporta la necessità di rivedere le linee strategiche del Piano, accresce semmai l’esigenza di accelerare la transizione verde. Le difficoltà connesse con il rincaro dei beni energetici potranno essere superate, come sta già avvenendo, con specifici stanziamenti». Visco ha poi sottolineato l’enorme impatto del PNRR sulla nostra economia, in particolare con la missione 1 (digitale) e la missione 2 (green). «È cruciale – ha detto il Governatore – che la struttura della nostra economia si apra al cambiamento, avvalendosi dei programmi e delle riforme previsti dal Pnrr, per innalzare la propensione delle imprese a crescere e a investire nell’innovazione e nella valorizzazione del capitale umano. Di questo vi è particolare bisogno nelle regioni del Mezzogiorno, dove risiede oltre un terzo della popolazione italiana ma si genera poco più di un quarto del prodotto nazionale, e dove il livello medio del Pil per abitante è inferiore del 45 per cento a quello del Centro Nord. Il sempre più ampio divario territoriale nello sviluppo dell’economia riflette, insieme con le diffuse insufficienze dell’azione pubblica, il peso contenuto e i ritardi del settore produttivo privato; vi incide pesantemente il radicamento sul territorio delle organizzazioni criminali che impone costi alle imprese e falsa il funzionamento del mercato e le dinamiche concorrenziali».

Per approfondire si rinvia alla pagina dedicata alla Relazione annuale sul 2021, disponibile sul sito web di Banca d’Italia.

Il sistema di monitoraggio dei progetti di investimento

Di seguito è possibile consultare il sistema di monitoraggio dei progetti di investimento a cura di comunità, associazioni, cittadini elaborato dal gruppo di lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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OPEN PNRR: il tuo accesso personalizzato al Piano di Ripresa e Resilienza

Il 20 maggio di quest’anno OPENPOLIS e Gran Sasso Science Institute – ambedue partner di LIBenter – hanno posto in libera pratica una piattaforma informatica che consente di iniziare a fare buona trasparenza amministrativa, ad avere maggiori informazioni, ad avviare attività di monitoraggio e valutazione delle misure contenute nel PNRR italiano.

Si è perfezionato così un progetto che si propone di dotare in tempo reale la società civile di una mappatura indipendente, civica, dei dati che si riferiscono al complessissimo Piano Nazionale (italiano) di Ripresa e Resilienza e, dunque, di esercitare quel controllo sociale diffuso che la legge n. 190/2012 contempla come diritto di cittadinanza responsabile.

La piattaforma presenta anche una grande utilità per la stessa Amministrazione Pubblica italiana, affiancandola là dove essa per ora non è riuscita a produrre ancora una mappatura dei dati relativi all’esecuzione del PNRR.

Si dà così ottima attuazione al principio di sussidiarietà di cui all’art. 118.4 della Carta costituzionale, consentendo che il bene comune venga perseguito da un’azione congiunta dei cittadini con la P.A. Si dà concretezza nel caso a quanto espresso dalla Corte costituzionale, secondo la quale la Costituzione ha «voluto superare l’idea per cui solo l’azione del sistema pubblico è intrinsecamente idonea allo svolgimento di attività di interesse generale e si è riconosciuto che tali attività ben possono, invece, essere perseguite anche da un’autonoma iniziativa dei cittadini che, in linea di continuità con quelle espressioni della società solidale, risulta ancor oggi fortemente radicata nel tessuto comunitario del nostro Paese» (sentenza Corte cost. 131/2020, par. 4).

Si tratta di una tappa importante: la piattaforma colma infatti una carenza del nostro sistema, consentendo di meglio conoscere se e come i singoli progetti di investimento e le riforme che compongono il PNRR italiano siano eseguite. Mette infatti a disposizione di ogni persona che voglia in essa “navigare” micro-dati che il sito istituzionale www.italiadomani.it contiene solo in maniera parziale non ottemperando a quella che dovrebbe essere la sua missione istituzionale.
La partnership di LIBenter con OPENPOLIS e Gran Sasso Science Institute si sta dunque rivelando assai proficua: la piattaforma rappresenta infatti uno strumento che consentirà anche alla nostra Associazione (che ha contribuito a finanziarne la progettualità) di svolgere meglio la propria missione istituzionale, condividendo la metodologia di monitoraggio e di valutazione che LIBenter ha espresso.

Perché sull’amianto in Italia siamo tornati all’anno zero

Nell’ambito dell’Osservatorio news PNRR, curato da Cittadini Reattivi, si condivide un articolo di Rosy Battaglia, pubblicato su wired.it il 24 aprile 2022.

Lo ha ribadito il Parlamento europeo, lo confermano gli ultimi dati epidemiologici raccolti in Italia. C’è un’altra “epidemia” in atto. È quella causata dall’amianto, minerale fibroso cancerogeno, usato in edilizia e nell’industria, ritenuto per troppo tempo indistruttibile ed “eterno”. Per aver respirato le sue fibre, mille volte più sottili di un capello, disperse dentro e fuori le abitazioni, scuole, ospedali, nei luoghi di lavoro, in Europa muoiono ogni anno almeno 80mila persone. In Italia, tra il 2010 e il 2016, sono stati 4.410 decessi all’anno, secondo quanto elaborato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), attribuibili all’esposizione da amianto, detto anche asbesto per tumori cancerogeni maligni come il mesotelioma, causato esclusivamente dall’amianto e le cosiddette malattie dette “asbesto-correlate”.

Tra queste l’asbestosi e i tumori ai polmoni e alle ovaie, a cui si aggiungono con il giudizio di “possibile cancerogenicità” i tumori della faringe, dello stomaco e del colon-retto. Malattie che non è possibile prevenire se non attraverso l’eliminazione delle fibre nocive dall’aria che respiriamo. Il lunghissimo tempo di latenza dell’insorgenza delle neoplasie, che possono manifestarsi tra i venti e i quarant’anni dall’esposizione ambientale alla polvere d’amianto, rende impossibile ogni altra forma di prevenzione. Sebbene il nostro Paese sia uno dei primi al mondo ad averlo messo al bando con la legge 257 del 27 marzo 1992, resta tuttora quello con il maggior numero di casi di mortalità ascrivibili alla fibra killer.

Un problema sottostimato

Anche in tempo di pandemia, i dati epidemiologici sono più che allarmanti e restano tuttora sottostimati, anche perché permane, come commentano gli stessi addetti ai lavori, una diffusa negligenza nelle diagnosi. Secondo i dati storici raccolti da Inail nel registro nazionale sui mesoteliomi (Renam), tumori unicamente causati dalle fibre d’amianto, che possono colpire i tessuti molli del nostro organismo come il peritoneo, la pleura e il pericardio, sono stati diagnosticati tra il 1993 e il 2018, ben 31.572 casi. Il 56,7% dei quali è concentrato in Lombardia (6653), Piemonte (5084), Liguria (3263) ed Emilia-Romagna (2873).

Ma se quasi il 70% dei casi è riconducibile a coloro che hanno lavorato in ambienti di lavoro contaminati, il 10% è stato identificato tra chi ha respirato amianto solo per aver convissuto in ambito familiare con una persona esposta in ambito professionale, oppure per cause ambientali. Mentre per il 20% l’ambito di esposizione è completamente ignota.

Inoltre, gli epidemiologi dell’Iss hanno individuato la mortalità precoce per mesotelioma come “indicatore” di esposizione ambientale all’amianto nei bambini. Tra il 2003 e il 2016 sono stati registrati 487 decessi tra gli under 50, persone residenti in 357 comuni tra i circa 8.000 esistenti, situati all’interno delle regioni a maggior rischio per la presenza sul territorio di importanti sorgenti di asbesto, come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e il Friuli Venezia Giulia, ma anche nuove aree potenzialmente a rischio. Individui che hanno “respirato amianto” in età pediatrica senza saperlo. Ragione già di per sé sufficiente per accelerare mappatura e bonifiche.

Tra i lavoratori maggiormente colpiti rimangono poi quelli edili, visto la presenza massiccia di amianto negli edifici costruiti prima del 1992. Un ulteriore approfondimento epidemiologico segnala come ci sia un trend crescente di mesoteliomi tra i lavoratori nel settore costruzioni, passato dal 15.8% dei casi nel periodo tra il 1992 e il 1998 al 23.9% tra il 2014 e il 2018.

Proprio il Parlamento europeo lo scorso 20 ottobre ha emesso una risoluzione che Commissione e stati membri dovranno fare propria quanto prima, a partire dalla sorveglianza epidemiologica sui lavoratori e tra tutti coloro che, per vari motivi, ne sono e ne saranno ancora a contatto. Il testo prevede il riconoscimento e indennizzo delle malattie correlate all’amianto, oltre che la verifica della presenza della fibra killer prima dei lavori di ristrutturazione energetica e della vendita o locazione di un immobile. Norme basilari, anche alla luce dell’ondata di riqualificazione degli edifici, innescata dal Green deal europeo e dal programma Next Generation Europe.

Una cosa è certa: il largo uso di amianto per l’edilizia in Italia, prima del divieto, rende la probabilità di esposizione per gli addetti alle bonifiche una preoccupazione reale ancora oggi. In particolare, per coloro che lavorano nella manutenzione e nella rimozione di vecchi edifici, senza sapere di venir a contatto con l’asbesto.

La risoluzione sottolinea, inoltre, che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) riconosce che l’amianto è un agente cancerogeno senza un livello soglia, (basta quindi potenzialmente una singola fibra per essere esposti), mentre il regolamento Reach ha specificato che la fabbricazione, la vendita e l’uso di fibre di amianto e di prodotti contenenti tali fibre intenzionalmente aggiunte sono vietati e si dovrà garantire la completa eliminazione dei prodotti di amianto, dagli stati membri, a decorrere dal 1° luglio 2025.

La mappa dei siti contaminati che non c’è

L’amianto, quindi, non è solo una pesante eredità del nostro passato industriale, ma resta un dramma dei giorni nostri che ricade e ricadrà anch’esso, sulle spalle delle nuove generazioni. La diffusione della fibra minerale cancerogena, infatti, sembra ancora più estesa di quanto non avevamo scritto nel 2015, nell’inchiesta di Wired Italia Il prezzo dell’amianto. La mappatura dei siti contaminati, indispensabile per identificare le aree da bonificare con la massima urgenza tra cui scuole, ospedali, caserme, rimane ancora incompleta o non accessibile per i cittadini, le associazioni delle vittime e i giornalisti.Articoli più letti

Secondo i calcoli della direzione prevenzione del ministero della Salute, per bonificare in un anno gli oltre 23 milioni di tonnellate da amianto, quantificate nel 1992, occorrerebbero circa un milione e 700mila operatori. Mentre attualmente gli addetti alle bonifiche in Italia sono meno di 30mila. Come a dire che, di questo passo, ci vorranno ancora tra i sessanta e cento anni per completare le bonifiche nel nostro Paese. Hai informazioni che vuoi condividere con noi in modo sicuro? Usa WiredleaksI dati che mancano

A oggi, le stime ufficiali riportate nelle sezioni del sito web del ministero della Transizione ecologica (Mite), sia quella dedicata ai siti contaminati di interesse nazionale (Sin) che quella dedicata al Piano nazionale amianto (Pna), varato nel 2012 e mai messo davvero in pratica, parlano ancora di 108mila siti contaminati e solo 7.905 siti bonificati al 30 dicembre 2020. Eppure già nel 2018 Legambiente con il rapporto Liberi dall’amianto era riuscita a quantificare, proprio dai dati ottenuti mediante dei questionari somministrati alle stesse regioni, una stima di 370mila siti contaminati, pari circa a 57 milioni di metri quadrati di coperture di cemento-amianto.

Dati che dovrebbero essere comunicati puntualmente dalle amministrazioni regionali al Mite il 30 giugno di ogni anno. Ma, mentre alcune regioni, come il Piemonte, hanno reso disponibili i dati in formato open data e geolocalizzato, in alcuni casi non sono mai stati aggiornati negli ultimi 5 anni, come per la Lombardia che pure da sola aveva quantificato, già nel 2013. Circa 149mila siti. Solo parzialmente, quindi, i cittadini possono reperire informazioni sui siti delle regioni, delle agenzie regionali per l’ambiente (Arpa) e del proprio comune di residenza, nell’attesa che il nuovo portale Info amianto pa, avviato nel 2020 dal Mite venga reso disponibile e aperto alla consultazione.

Secondo Nicola Pondrano, già presidente nazionale del Fondo nazionale vittime amianto e responsabile della sezione previdenza dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto di Casale Monferrato, come riferito recentemente in audizione al senato, una stima reale, conteggiando tutti gli immobili industriali, potrebbe essere, circa un milione di siti contaminati.

Giustizia non è ancora stata fatta sul caso eternit

In alcuni dei dieci siti di interesse nazionale per amianto, le aree più contaminate d’Italia a causa del loro gravissimo inquinamento ambientale e alle ricadute certe sulla salute delle popolazioni che vi abitano, le bonifiche sono in corso, a carico dello stato. A Casale Monferrato, sede della Eternit, il più grande stabilimento d’Europa di cemento amianto, che ha perso migliaia di cittadini a causa del mesotelioma, ben il 75% delle coperture è stato bonificato. E al posto della fabbrica della morte, dal 2016, c’è il Parco Eternot. La città avrebbe dovuto completare le bonifiche, però, entro il 2020. Bonifiche che in ogni caso sono state più veloci della giustizia.

Tuttora, infatti, è in corso alla Corte di cassazione di Novara, uno dei processi Eternit Bis, che vede sul banco degli imputati il magnate svizzero Schmidheiny, patron della multinazionale, per la morte di 392 cittadini e lavoratori di Casale Monferrato. Procedimento avviato nel 2015, dopo che, un anno prima, la prescrizione aveva invalidato il primo processo per disastro innominato con 2889 parti lese. È invece dello scorso 6 aprile la sentenza di condanna per omicidio colposo in primo grado, a suo carico, per un solo lavoratore, deceduto a causa del mesotelioma per l’Eternit di Bagnoli (Napoli), dove esisteva un’altra sede dello stabilimento, così come a Cavagnolo (Torino) e Rubiera (Reggio Emilia).

Lo scheletro della Fibronit di Bari non esiste più

A Bari, lo scheletro della Fibronit, copertina dell’inchiesta Il prezzo dell’amianto, è stato abbattuto. Finalmente, come abbiamo appreso dal Comitato cittadino Fibronit, verranno avviati i lavori per la realizzazione del “Parco della rinascita”, intitolato alle vittime.

A Broni, in Lombardia, minuscola cittadina della provincia pavese, ma con la più alta incidenza di mortalità per mesotelioma d’Italia, cinquanta vittime all’anno per poco più di novemila abitanti nel 2021, è stata completata la messa in sicurezza dello stabilimento Fibronit. Oltre altri due importanti poli contaminati, quali l’ospedale e il polo scolastico Biffi. Solo qualche anno fa, i ragazzi si recavano ancora a scuola nelle aule ricoperte d’amianto. Bologna, invece, a causa dell’inquinamento da asbesto alle Officine Grandi Riparazioni, di proprietà di Ferrovie dello Stato, è stata anch’essa riconosciuta come sito di interesse nazionale. Ma le bonifiche devono ancora iniziare.Il 28 aprile, la giornata mondiale per le vittime dell’amianto

Ma pur accelerando la rimozione dell’amianto e superando il conflitto di competenze tra stato e regioni, Asl, Arpa e Inail, comuni, industrie, privato e pubblico, a tutt’oggi rimane irrisolto il nodo delle discariche autorizzate. Secondo i dati riportati da Ispra sono solo 19 le aree in grado di ricevere rifiuti contaminati, meno di una per regione. E il modello “Casale Monferrato” dove la discarica è di proprietà del comune e i cittadini possono conferire anche in autonomia la “micro-raccolta”, purtroppo non è stato replicato.

Il quadro sommario fin qui raccolto ci riporta alle motivazioni per cui Wired aveva raccolto su Change.org oltre 70mila firme, chiedendo trasparenza al governo intorno all’amianto. Che cosa stanno facendo le istituzioni? Mentre scriviamo, la bozza di riforma della legge 257/1992 elaborata dalla commissione presieduta dal magistrato Raffaele Guariniello, presentata a giugno del 2020 al ministero dell’Ambiente è rimasta, insieme al Piano nazionale amianto varato nel 2012, lettera morta. Il 28 aprile sarà la giornata internazionale dedicata alle vittime dell’amianto. Il disegno di legge che ne chiede l’istituzione ufficiale nel nostro Paese è ora in discussione al Senato. Di certo, però, non potrà restare, ancora una volta, una mera ricorrenza.

Il sistema di monitoraggio dei progetti di investimento in sintesi

Il «Sistema di monitoraggio del PNRR a cura di comunità, associazioni, cittadini, per la tutela della trasparenza, integrità e realizzazione degli investimenti pubblici relativi al PNRR» è un documento elaborato dal Gruppo di Lavoro di LIBenter. Di seguito una sintesi del documento: