Prima della pausa estiva l’Italia ha ottenuto l’approvazione dei 64 traguardi (31 milestones e 33 target) relativi agli adempimenti del secondo semestre del 2024 e dunque attende il pagamento della settima rata pari a 18,3 miliardi di euro. Con l’incasso di questa tranche l’Italia oltrepassa quota 140 miliardi ricevuti, pari al 72% dell’intera dotazione del Pnrr, confermandosi il Paese più avanzato tra gli Stati membri nell’attuazione del Piano nazionale.
Sempre prima della pausa estiva il Governo italiano ha trasmesso a Bruxelles gli adempimenti relativi al primo semestre 2025 e, conseguentemente, la richiesta di corresponsione dell’ottava rata (pari a 12,8 miliardi di euro). Se i controlli europei si chiuderanno positivamente nei prossimi mesi, l’Italia potrà superare i 150 miliardi di euro incassati.
Questi dati tutto sommato molto positivi sono contraddetti dalle rilevazioni della Corte dei Conti espressa nella Relazione semestrale di maggio 2025 dalla quale risultano grandi ritardi (link alla relazione: http://www.corteconti.it/Download?id=dfd5b6c6-8e3d-43b9-8865-4117a015085e ). Si crede – e si spera – che la discrepanza nella valutazione quantitativa della performance degli enti attuatori sia dovuta solo al ritardo della registrazione entro il sistema ReGiS dei dati relativi ai progetti già attuati.
I pagamenti registrati, monitorati e archiviati nel sistema ReGiS ammontano infatti a soli 74 miliardi di euro. Tanto è vero che sempre prima della pausa estiva il Ministro Foti e la Presidenza del Consiglio avevano stabilito la data del 5 settembre per la completa trasmissione dello stato dell’arte da parte dei soggetti titolari di investimenti PNRR. Il Governo italiano riscontra dunque ritardi gravi nell’attuazione, soprattutto da parte delle strutture ministeriali (in particolare da parte dei Ministeri del Lavoro, dell’Agricoltura, del Turismo, della Cultura, della Salute), mentre da’ conto di un ottimo adempimento da parte degli enti locali (che hanno aggiudicato l’89,6% delle somme previste: dati in IlSole24Ore, 7 settembre 2025, p. 5).
Sul fronte dell’Unione si riscontrano due dati interessanti ma in contrapposizione. Il 18 giugno, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita l’Esecutivo dell’Unione a valutare l’utilità di una proroga di 18 mesi nell’attuazione dei Piani nazionali a motivo del diffuso ritardo di tutte le amministrazioni dei 27 Stati membri.
La linea della Commissione resta invece rigida: la Comunicazione del 4 giugno scorso (COM 2025/310) indica la data di agosto 2026 come “inderogabile” e suggeriesce agli Stati (punto 3) vie utili alla revisione dei Piani per evitare di vanificare le progettualità funzionali al conseguimento di un condiviso modello socio-economico europeo e, conseguentemente, per godere appieno delle risorse messe a disposizione da NextGenerationEu.
Intanto l’Italia ha iniziato il penultimo semestre di attuazione del PNRR (il nono) che, se ben adempiuto, porterà al nostro Stato il beneficio di 12,8 miliardi di euro.
E sempre in queste settimane il Governo sta predisponendo una proposta di modifica del PNRR (dopo le 5 richieste già concordate con la Commissione e approvate dal Consiglio ECOFIN). Sembra che ci si stia orientando a utilizzare, fra le vie indicate a giugno dalla Commissione, quelle di eliminare progetti non realisticamente realizzabili, spostarne altri pregevoli – che non potranno essere conclusi entro il primo semestre 2026 – sui fondi strutturali e di coesione, frazionare alcuni progetti per poterli finanziare seppure in parte, individuare gli “istituti di promozione nazionale” (quali per esempio Cassa Depositi e Prestiti) per gestire in modo indipendente anche dopo la scadenza del 2026 le risorse necessarie alla realizzazione di singole iniziative.
N.P.
