PNRR, il 30 giugno si avvicina: 60 miliardi a rischio se i cantieri non chiudono

Mancano poche settimane alla scadenza formale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ancora non è chiaro cosa succederà ai progetti incompiuti, ma i numeri raccontano una corsa contro il tempo.

Il 30 giugno 2026 rappresenta il termine formale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Per 60 misure e sottomisure, la conclusione dei lavori entro quella data non è negoziabile: il certificato di ultimazione lavori deve essere emesso entro il 30 giugno, pena l’inammissibilità delle spese ai fini europei. Qualsiasi attività svolta dopo il 31 agosto — data entro cui le amministrazioni devono raccogliere la documentazione — non potrà essere conteggiata per il raggiungimento dei target stabiliti con Bruxelles.

Quanto è stato speso finora

Dei circa 60,4 miliardi di euro di risorse PNRR legati alle misure con scadenza perentoria, risulta già erogato circa il 49%, pari a oltre 30 miliardi. La metà delle risorse attende ancora il completamento dei lavori. Le misure più avanzate — come le linee ferroviarie ad alta velocità verso il Nord Europa (81%), gli edifici giudiziari (74%) e la rigenerazione urbana (72%) — contrastano con ritardi preoccupanti in settori come il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura (1,2%) e la digitalizzazione dei parchi nazionali (3,3%).

Non tutto è perduto: le vie d’uscita

Il quadro non è però del tutto privo di soluzioni. Molti target europei richiedono il raggiungimento di soglie quantitative minime senza pretendere il 100% di tutti i progetti finanziati, il che lascia margini di flessibilità. La Commissione europea ha inoltre suggerito di suddividere i grandi interventi in lotti: solo le parti realizzabili entro il 2026 restano nel PNRR, mentre i residui vengono coperti da fondi strutturali o risorse nazionali. Norme come il decreto 95/2025 hanno già consentito di usare il Fondo per l’avvio di opere indifferibili (FOI) come fonte alternativa per i cantieri esclusi dal piano. Infine, oltre 23,5 miliardi saranno gestiti tramite strumenti finanziari che potranno completare le opere anche dopo quella data.

Il nodo degli inadempimenti

Resta aperta la questione dei soggetti attuatori che non riusciranno a rispettare i tempi. Il governo italiano si è riservato il diritto di rivalersi su di essi, mentre a livello europeo non esiste una procedura codificata per il mancato completamento. In casi estremi lo Stato può esercitare poteri sostitutivi attraverso commissari straordinari. La clausola di “reversal” imposta dall’UE vieta di annullare traguardi già certificati, rendendo ogni arretramento potenzialmente costoso in termini di rimborsi.

Clicca qui per leggere l’approfondimento di OpenPolis: https://www.openpolis.it/countdown-pnrr-cosa-accadra-il-30-giugno-2026/