La Sicilia si trova al centro di una grave crisi legata alla gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo un recente studio di Legacoop e Consorzio Integra, l’isola rischia di perdere quasi un miliardo di euro a causa dell’incapacità amministrativa di avviare i progetti finanziati.
Dei 1.399 progetti presentati dalla Regione, per un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro, 918 milioni non sono stati approvati o sono stati revocati per ritardi e mancanza di requisiti. La situazione si aggrava con la perdita di altri 340 milioni previsti dal Fondo di Coesione, destinati a 79 progetti mai avviati.
Lo studio riguarda i settori più facilmente misurabili del Piano, come edilizia scolastica, edilizia comunale e sanità. Pertanto, la cifra dei progetti non finanziati o revocati potrebbe essere molto superiore. Inoltre, da alcune recenti inchieste della Guardia di Finanza, sono emerse irregolarità e finanziamenti illeciti per progetti mai partiti.
Tra le province, Palermo guida con 300 progetti proposti, seguita da Catania e Messina. Tuttavia, molti interventi cruciali rimangono incompiuti, come il sottopasso ferroviario di Trapani, bloccato per lungaggini burocratiche, o i lavori di manutenzione della rete idrica, in una regione dove le perdite d’acqua superano il 50%. L’emergenza resta: la carenza idrica alimenta tensioni nelle province di Enna e Caltanissetta, trasformando la gestione dell’acqua in una vera e propria “guerra”.
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha attribuito le responsabilità alla precedente amministrazione e ha annunciato un’inchiesta interna.
Con scadenze stringenti imposte da Bruxelles, il rischio è che la Sicilia continui a perdere fondi essenziali per il suo sviluppo.
Intanto, Schifani ringrazia la pioggia per una tregua temporanea nelle tensioni idriche, ma il futuro della regione resta appeso a un filo.
IC
