Unione Europea: il registro dei lobbisti tra luce e ombre

Marina Castellanata, Professoressa ordinaria di diritto internazionale ha commentato nel suo blog le luci e le ombre del registro dei lobbisti dell’Unione Europa.

Il registro per la trasparenza dell’UE non sempre garantisce la trasparenza necessaria nei rapporti tra lobbisti e istituzioni UE. Una relazione speciale della Corte dei conti europea, basata su un audit del periodo 2019-2022 (escludendo il caso “Qatargate”), evidenzia l’utilità del registro ma anche la possibilità di eludere le regole, riducendo la trasparenza e la fiducia dei cittadini.

La Corte dei conti europea riconosce che il lobbying è essenziale per le democrazie, permettendo la partecipazione di organizzazioni e individui ai processi decisionali. Tuttavia, l’accordo interistituzionale del 2021, che impone ai membri delle istituzioni di interagire solo con lobbisti registrati, pur rispettando i principi internazionali, lascia troppa discrezionalità e non stabilisce requisiti minimi di attuazione. Questo ha permesso alle istituzioni di trovare modi per attenuarne gli effetti. In particolare, i lobbisti sono obbligati a registrarsi solo per alcune riunioni e attività, e ciò ha portato a casi di mancata registrazione, come nel Qatargate.

I controlli esistono: tra il 2019 e il 2022 sono stati rimossi circa 1.000 lobbisti all’anno per motivi amministrativi e solo 6 a seguito di indagini. La Corte suggerisce di colmare alcune lacune, come l’obbligo di tenere un registro ufficiale delle riunioni spontanee, telefonate non programmate e scambi di e-mail. Inoltre, la pubblicazione delle informazioni deve essere sistematica.

Il numero di lobbisti iscritti al registro è cresciuto da 5.500 nel 2012 a 12.500 nel 2024. L’iscrizione è facoltativa, e l’accordo interistituzionale non è un atto legislativo vincolante, quindi le sanzioni sono limitate, anche se è stata possibile la rimozione di alcune organizzazioni.

Dopo il Qatargate, le istituzioni hanno adottato misure per migliorare la trasparenza. Otto Stati membri hanno sistemi di registrazione obbligatoria, mentre quattro hanno registri su base volontaria.

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