Il Piano nazionale (italiano) di ripresa e resilienza – iniziato formalmente con la decisione del Consiglio dell’Unione europea del 13 luglio 2021 – ha imboccato l’ultimo tratto di strada: questo primo semestre del 2026 segna infatti la conclusione della sua attuazione.
Il contenuto attuale del Piano risulta da sette successivi “aggiustamenti”, ciascuno dei quali, per potersi discostare dall’originario impianto approvato dal Consiglio dell’Unione nell’estate del 2021, ha dovuto rispettare alcuni presupposti. Le proposte di modifica del PNRR devono essere infatti determinate dalla ricorrenza di circostanze oggettive; devono assicurare il mantenimento del livello di ambizione della programmazione iniziale e il rispetto delle condizionalità generali; su di esse deve intervenire l’accordo di Commissione europea e Consiglio dell’Unione.
Ė stata peraltro la stessa Commissione a guidare l’ultima generazione di modifiche ai 27 Piani nazionali, con le soluzioni da essa stessa proposte per superare i diffusi ritardi nell’attuazione (COM(2025) 310 def.).
Da queste sette modifiche il PNRR italiano è uscito profondamente ridisegnato nei propri contenuti.
In particolare, la penultima modifica (che risale al 27 novembre 2025), pur lasciando invariato l’ammontare finanziario, ha determinato lo spostamento di risorse economiche da alcuni progetti (che, a motivo del grave ritardo, non sarebbe stato possibile terminare per la fine di questo semestre) ad altri che invece sono in fase di chiusura dell’esecuzione ma che richiedono un maggiore investimento. Sono poi stati allocati alcuni cespiti finanziari entro le cosiddette “facilities” (strumenti finanziari agevolati destinati al sostegno di investimenti specifici in materia di reti idriche, studentati universitari, connettività informatica nelle cosiddette “aree grigie”, agrisolare). L’attuazione di questi progetti è prorogata al 31 dicembre 2029 dal Decreto legge n. 19/ 2026, noto come “ultimo miglio PNRR”. Si registra un aumento delle riforme, specificamente nel settore ferroviario, nonché per rendere più sistematico il finanziamento delle attività di ricerca in ambito universitario. Contemporaneamente il Governo ha seguito il consiglio della Commissione di semplificare il più possibile l’attuazione del Piano: sono stati così accorpati alcuni traguardi e obiettivi e sono stati eliminati obiettivi intermedi in quanto valutati non più necessari per il conseguimento di quelli obiettivi finali (Settima Relazione loc. cit.).
La settima modifica (del 25 marzo scorso) interviene su 40 misure, lasciando invariato l’ammontare del Piano che vale 194,4 miliardi di euro: 13 di esse riguardanti investimenti non più realizzabili; per 7 misure vengono introdotti miglioramenti; in 20 vengono introdotte correzioni materiali, riduzioni o semplificazione degli oneri amministrativi (per qualche dettaglio v. https://www.openpolis.it/numeri/modificate-40-misure-con-la-settima-revisione-del-pnrr/).
Ma si sta già avvertendo l’esigenza di ulteriori “aggiustamenti”: si parla di un’ottava richiesta di modifica.
Ciò che lascia veramente stupiti è che la settima modifica sia intervenuta in un clima di grande riserbo: né la sua presentazione alla Commissione, né la sua approvazione da parte del Consiglio sono state condivise con il Parlamento e con la società civile. Ed è pure difficile conoscere i contenuti, dal momento che la decisione del 25 marzo non è nemmeno pubblicata nel sito www.italiadomani.it: esso è ancora aggiornato alla sesta modifica del Piano (https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/strumenti/documenti/archivio-documenti.html?orderby=%40jcr%3Acontent%2Fdate&sort=desc&category=Documenti%20e%20normativa%20europea).
